La Tigre Bianca
luglio 4th, 2010 § 3 commenti
Qualche sera fa ho fatto un sogno che mi ha scosso profondamente. Come accade spesso nei tentativi di ricordare un sogno, tutto appare confuso e pochi sono i dettagli che emergono, conservandosi alla memoria. Forse ancor più rimangono le sensazioni, gli stati d’animo, i turbamenti che il sogno ci ha provocato.
Così sono i ricordi di questo sogno: non ricordo affatto le circostanze, la presenza o meno di altre persone…dettagli…ma è chiaro e lucido il ricordo di una piccola tigre bianca. Un cucciolotto che non faceva altro che cercarmi. Cercava la mia presenza, la mia protezione, il mio affetto. Questo io lo riuscivo a percepire, quasi sapesse parlarmi, quasi lo emanasse dalla sua innocente e bianca pelliccia, ancora arruffata, acerba.
A malapena teneva gli occhi aperti e l’equilibrio sulle zampette, e con quella fragile ma nobile forza lottava per avermi vicino. Era delicatissima, ma al tempo stesso già in grado di far percepire la sua natura selvatica, possente, profonda. Una piccola regina.
Mi sentivo completamente innamorato di quella palleta di peli, ne andavo fiero quasi fosse mia, per il solo fatto che aveva scelto me per essere amata. Riuscivo ad avere completa simbiosi affettiva e quando si accoccolava a me, riuscivo a sentire la sua voglia di calore, di protezione, di amore e fiducia.
Mi sono svegliato con il cuore pieno d’orgoglio e le lacrime agli occhi. Commosso del mio stesso amore per quella piccola creatura.
La giornata è iniziata con i suoi ritmi e presto ho dovuto lasciare quest’esplosione di sensazioni per far posto agli impegni quotidiani, ma l’immagine di quella tigrotta serpeggiava nella mia testa in continuazione, apparendo e scomparendo come un predatore nella foresta.
Nella tarda mattinata sono andato a lavorare nell’orto. Come spesso mi capita, lavorando la terra, la vita verde che da essa sgorga, la mente si fa quieta, il ronzio dei pensieri quotidiani si abbassa come il volume di una radio, ed emerge ciò che stava lì, nel silenzio o semisilenzio della solitudine. C’era lei, bella e forte come l’avevo incontrata di notte. E’ stato uno sguardo breve ma chiaro, quasi volesse farsi ricordare, ricordare dalla mia coscienza, dal me sveglio. Solo in quel momento mi cominciai a chiedere chi fosse quella tigre, perché doveva essere sicuramente qualcosa o qualcuno. Sentivo che rappresentava qualcosa per me, ne ero sicuro, ma non riuscivo a scovarne l’identità. Così ho ripreso a lavorare la terra, ripulendo le piante dei pomodori, delle zucchine, delle piccole melanzane…poi d’un tratto mi sono sentito chiamare. Non era una voce e non posso dire d’averla sentita veramente o che qualcuno avesse pronunciato il mio nome. Semplicemente era stata richiamata la mia attenzione. Volevano me…non so chi, ma c’era un messaggio per me. Così mi sono alzato in piedi ed in quello stesso istante, come se l’avessi sempre saputo, mi ronzava nella testa la risposta: ”E’ tua figlia!”.
Mi sono messo a ridere con una lacrima di gioia che mi scendeva lungo la guancia, l’ho asciugata con la mano piena di terra ed ho ripreso il lavoro. Non sono ancora padre, ne sono in attesa di esserlo…ma ora so che ho una tigre bianca che mi aspetta.

La ua scrittura riesce a dare fisicità alle meravigliose sensazioni che racconti..
Grazie
Valeria
Grazie a te per l’ascolto…
Marco
Un racconto stupendo e commovente,mi sono sentita trasportare capendo e condividendo queste emozioni,che può capire chi ama questi esserini,ed è in simbiosi,con tutto ciò che dovremo amare,rispettare e proteggere,mi auguro che si acquisisca una nuova coscienza,imparando a vivere in armonia con tutto ciò che ci circonda,purtroppo però,mi dispiace,non mi sento ottimista sotto quest’aspetto vedendo tanta cattiveria e ingratitudine umana,nei confronti di esserini indifesi a cui viene fatto di tutto,vorrei tanto che non fosse così,ma,vedendo in che mondo vivo non riesco proprio a essere ottimista