Da qualche anno pratico Meditazione. Da un po’ più di anni suono. La musica mi ha totalmente cambiato la vita.
Ho avuto la fortuna di iniziare i miei studi di musica fin da subito con un approccio molto aperto, difficile da definire, sinceramente non credo nemmeno ce ne sia bisogno. Quello che importa è ciò che ho fatto, sperimentando sulla mia pelle, con le mie orecchie. Fin dall’inizio dicevo, ho avuto modo di lavorare parecchio con l’improvvisazione, non necessariamente codificata in stili o modi particolari. Improvvisazione a volte completamente libera. In queste occasioni credo d’aver avuto delle vere e proprie illuminazioni, sperimentando stati di consapevolezza che non credevo possibili. Venendo da studi scientifici sono sempre stato estremamente scettico su certe cose, ma la musica è stata capace di aprirmi gli occhi.
Lo stato in cui mi immergo quando suono non è assolutamente comparabile con nulla del resto della vita, ne da sveglio, ne da addormentato. Qualcosa di estremamente profondo. Un livello di coscienza e percezione espansi, in cui capita di assaporare il gusto di una nota, ascoltare un colore o annusare l’emozione di una persona. Senza l’utilizzo di droghe ovviamente! Potrebbe sembrare confusione, invece è pura armonia, pura interazione tra se stessi e ciò che ci circonda.
Questo mi ha portato ad interessarmi e approfondire certe argomenti, così dopo qualche anno, mi sono trovato a praticare Meditazione. Anche in quest’occasione ho potuto sperimentare stati di coscienza superiori, molto simili a quelli che sperimento suonando. Ho ancora molto da imparare, molto da praticare sopratutto, ma queste esperienze mi hanno portato a pensare che ci potesse essere effettivamente una somiglianza tra le due pratiche.
Il caso ha voluto che qualche mese fa è stato pubblicato dalla rivista Plos One, un’articolo su uno studio fatto proprio sul cervello di musicisti che improvvisavano. Il risultato è che, nell’improvvisazione, venivano attivate zone del cervello normalmente “spente” durante il resto della vita da svegli, che invece si “accendono” in alcune fasi del sonno. Questo inoltre avveniva quando i musicisti si producevano in improvvisazioni, mentre invece, quando suonavano leggendo lo spartito, avevano una normale attività cerebrale.
Dunque, effettivamente, qualcosa accade!
Odysseo









